Esclusivamente il 12 ed il 13 Luglio 2011 nello spazio espositivo dell’Ex Fonderia Oretea la mostra di Benedetto Tarantino I Colori del Festino.
L’artista, premiato a livello internazionale, torna a studiare la psicologia di una Sicilia in festa per affrontare il tema del Festino con acume antropologico, riuscendo a trarre da questo momento di devozione di massa, l’amore che i Siciliani hanno per la loro terra, un amore risvegliato dal torpore che la notte del 14 Luglio raggiunge il culmine in una condivisione totale di sensazioni, odori e luoghi in fermento.
Senza sovrastrutture, senza finzione o compromessi.
Nei giorni precedenti la notte del Festino la città, in modo incredibilmente naturale, si riappropria dei suoi spazi. I Palermitani “scendono” per le strade di Palermo sapendo di esserne i padroni, sapendo che ciò è concesso loro in esclusiva per quella notte.
I carretti, i venditori ambulanti, l’odore acre delle cassette di legno mischiato al profumo dolce dell’anguria ghiacciata, questo è I Colori del Festino.
In un’allestimento progettato ad hoc per l’occasione, gli scatti si concentrano su di una visone riedita e moderna di una antichissima tradizione che, messa a fuoco con tecniche assolutamente contemporanee, illumina una contemplazione di scorci e volti catturati a metà Luglio.
Fotografie che fermano gesti consueti trovando nuove vivacità in luoghi che nel tempo non hanno perso la loro connotazione.
Momenti ed attimi vengono visti dal giovane artista in modo personalissimo.
Tarantino in questa indagine si trova quasi in una posizione altra, prescindendo dal suo retaggio personale e mette a confronto il nuovo con il vecchio.
La spettacolarizzazione, il lavoro, i preparativi e la devozione diventano atmosfera, suggestione, condivisione nonchè spaccato antropologico perfetto della città e dei suoi abitanti.
Siamo dinnanzi ad un’indagine nella sua vera essenza, dalla quale emergono radici di dominazioni passate in una miscela di comportamenti e tradizioni.
La mostra non vuole essere un reportage fotografico ma esprimere l’approccio inedito di un giovane artista nei confronti della propria cultura d’origine e del retaggio, in parte fardello, della città di Palermo che prende coscienza di un’occasione festiva che diviene Simbolo profondo dalle mille sfaccetature.
Uno sguardo nuovo, una via alternativa per contribuire al forte dialogo che oggi vive tra le generazioni, con il risultato di un emozionante riscoperta della propria identità.
Inaugurazione Martedì 12 Luglio 2011, dalle ore 19 alle ore 23.
Ex Fonderia Oretea alla Cala di Palermo.
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Oggi voglio proporvi un gruppo musicale nel quale mi sono imbattuto durante i miei viaggi in rete: parliamo dei Tesla Boy. Direte: “Tesla chi?” .. come darvi torto, non credo che abbiano fatto molti (se ne hanno mai fatto) passaggi in radio dalle nostre parti!
Qualcuno li ha definiti come “La cosa migliore proveniente dalla Russia dai tempi della Vodka”!
I Tesla Boy sono un gruppo musicale che propone un electro-pop direi molto “vintage”, sonorità provenienti direttamente dagli anni 80 dove le tastiere e il sintonizzatore la facevano da padroni.
Certo, ne abbiamo sentiti tanti gruppi dalle caratteristiche simili ma devo dire di essere rimasto veramente colpito dalla loro musica, qualcosa di molto originale che sembra provenire dal passato, un controsenso mai più appropriato.
Ma chi sono questi sconosciuti? I Tesla Boy provengono direttamente dalla grande Russia (!) ed è un giovane gruppo formato nel 2008 da Anton Sevidov e Dima Midborn ai quali si sono successivamente aggiunti Poko Cox e Boris Lifshits. La loro carriera inizia con una demo fatta girare tra amici e su internet, i brani sono stati raccolti nel loro primo lavoro:”The Tesla Boy EP”. Il loro album di debutto (e l’unico fino adesso) vede la luce nel maggio del 2010, intitolato “Modern Thrills”; all’LP seguono quattro singoli: “Electric Lady, “Thinking Of You”, “Liberating Soul” e “Rebecca”.
Il loro successo non ha ancora sfondato prepotentemente il confine della lontana Russia ma se posso azzardarmi in una previsione sono sicuro che sentiremo presto parlare di loro.
Non mi resta che consigliarvi di ascoltare qualcosa di questo eccezionale gruppo! (magari durante lo sviluppo di qualche file RAW). Spero di ricevere qualche commento per sapere cosa ne pensate.
www.teslaboy.com
Dall’11 al 26 giugno 2011 L’Isola Galleria ospiterà la mostra fotografica di Emanuela Di Patti.
L’evento si inserisce, per assonanza tematica, nell’ambito del Sicilia Queer Film Fest, il primo festival internazionale di cinema d’autore a tematica glbt (gay, lesbica, bisex e transgender), che vuole promuovere, attraverso lo strumento audio-visivo, non solo un forte contrasto alla discriminazione sociale ma anche la diffusione della cultura della diversità tout-court. La mostra “Under my skin” ideata e curata da Giusi Cuttitta e Aurelio Ferrante è animata da questi stessi propositi.
Saranno esposti 14 scatti fotografici dove protagonista è il corpo. Il corpo, metafora della passione, dell’amore, del desiderio, il quale anima la nostra vita. Esso reca i segni del nostro vissuto, del nostro essere, tradotti in un linguaggio impresso sulla pelle, non accessibile a tutti ma visibile e compreso da chi quello stesso linguaggio condivide.
Le foto non sono scatti fugaci, rubati ad un attimo che fugge ma fortemente voluti, ricercati, studiati, pensati ma non per questo privi di emozione.
Nella fotografia della Di Patti confluiscono contaminazioni letterarie, musicali e cinematografiche, non immediatamente percepibili con lo scopo di lasciare lo spettatore libero di riflettere e immaginare la traccia indelebile che la vita ha lasciato sul proprio corpo.
Le opere dell’artista nascono da una forte urgenza di comunicare le proprie emozioni, il proprio IO. Quello che l’animo vuol nascondere riaffiora, così, attraverso la scrittura, impressa sul corpo e catturata rimane custodita dalla fotografia.
La mostra vuole volutamente lanciare una provocazione attraverso l’emblematico titolo. Under my skin è di duplice significato. Se da un lato viene utilizzata per esprimere un intenso legame (dall’espressione I’ve got you under my skin, tradotta: ti ho sotto la pelle, cioè sei parte di me), dall’altro lato indica anche un senso forte di fastidio (dall’espressione get under my skin che significa: irritare, infastidire). La scelta di tale locuzione non vuole far altro che mettere in evidenza i contrastanti atteggiamenti del rapporto con l’”altro”.
Emanuela Di Patti nasce a Palermo nel 1986.
Appassionata di cinema, fotografia, musica e letteratura, matura esperienze significative nell’ambito di progetti culturali promossi da istituzioni e associazioni. Consegue la laurea in Comunicazione internazionale e si dedica in particolar modo allo studio delle nuove tecnologie dell’ informazione e della comunicazione. Attualmente è iscritta al Corso di Laurea specialistica in Teorie della Comunicazione. La sua passione per le arti visive nonché le sue conoscenze sui Gender Studies sono state il presupposto per la sua partecipazione attiva del Sicilia Queer Film Fest – Festival Internazionale di Cinema Glbt e Nuove Visioni, in qualità di responsabile della segreteria organizzativa. Esordisce come fotografa con la sua collezione “Written on the bodies”.
Inaugurazione sabato 11 giugno 2011 ore 18.00
Ingresso gratuito; dal martedì al sabato dalle 11:00 alle 24:00
L’Isola Galleria Via della Vetriera, 23 – Palermo
Info: 091 2735960 – 3208672735 – 3289476308
Sia che stiate organizzando la vostra vacanza estiva o semplicemente un fine settimana lungo, prenotando uno deivoli Milano – Catania beneficerete dell’occasione perfetta per concedervi alcuni momenti di svago e relax. La famosa città siciliana vi stupirà sia con la sua bellezza che con il calore della gente. Una visita nella città etnea potrebbe iniziare dal centro storico della città, con la Cattedrale di Sant’Agata e la vicina fontana dell’elefante, diventata uno dei più importanti simboli della città.
Catania però è anche una città molto ricca dal punto di vista archeologico, dove monumenti antichi appartenenti all’epoca romana come il Teatro Romano, le Terme e l’Anfiteatro incanteranno i visitatori. La vista dell’Etna sullo sfondo colpisce tutti i visitatori. Per chi ama invece girovagare in città, da non perdere una visita al Palazzo degli Elefanti, oggi sede del Municipio e che deve il nome alla sua facciata. Da visitare inoltre il Castello Ursino che ospita l’interessante Museo Civico.
Per gli amanti del buon cibo, la cucina catanese e sicuramente una delle più interessanti della Sicilia. La pasta alla norma o la pasta al nero di seppia sono degli ottimi primi mentre i secondi da provare la frittura di pesce arrostito su carbonella, le salsicce di maiale o la capponata con melanzane e pomodori. I più golosi non possono non degustare i famosissimi cannoli siciliani alla ricotta e tanti altri dolci tipici. Non aspettate oltre, prenotate adesso uno dei tanti voli Milano – Catania e date spazio al buon umore.

La nuova FujiFilm FinePix X100 sembra uscita da una macchina del tempo, un eccezionale design vintage che racchiude tanta tecnologia.
La FinePix X100 è dotata di sensore APS-C CMOS da 12,3 megapixel, obbiettivo Fujinon a focale fissa da 23mm luminosità F2 e mirino Hybrid Viewfinder di ultima generazione. Il progetto della FinePix X100 è stato reso noto al Photokina di Colonia, in Germania, nel Settembre 2010, durante il quale ha ricevuto ampi consensi sia da parte dei fotografi professionisti che dagli amanti della fotografia.
Vediamo le caratteristiche principali:
1. Il primo mirino Hybrid Viewfinder al mondo
La vera soddisfazione del fotografo comincia con “il piacere di guardare il mondo attraverso il mirino della fotocamera”. Il nuovo Hybrid Viewfinder è stato progettato per ricondurre gli utenti a questa essenziale esperienza fotografica. È la perfetta combinazione di un mirino ottico a finestra di tipo “bright frame”, che si trova su molte fotocamere a pellicola 35mm, come la classica 135 o le macchine di medio formato, con un mirino elettronico, comune tra le fotocamere digitali compatte prive di specchio. Integrando un prisma e un pannello di visualizzazione LCD da 1.440.000 punti visibile nel mirino ottico Galileiano, il nuovo Hybrid Viewfinder è in grado di mostrare sia la cornice di scatto, sia vari dati relativi all’inquadratura. Naturalmente, può anche essere utilizzato come mirino elettronico di alta qualità per comporre o riprodurre gli scatti. Grazie alla possibilità di passare istantaneamente da mirino ottico a mirino elettronico con un semplice comando “one touch”, il nuovo Hybrid Viewfinder offre agli utenti maggiore libertà nella realizzazione e nel piacere della fotografia in un’ampia varietà di condizioni di scatto estreme.
· Il mirino Galileiano ottico con un ingrandimento x0,5 è costituito da elementi in vetro ottico con un indice rifrattivo elevato che consente basse aberrazioni cromatiche e distorsioni ottiche.
· In modalità mirino ottico (OVF), la luminosità della cornice e dei dati di scatto si adatta automaticamente alle condizioni di luce, assicurando che le informazioni siano sempre chiare e visibili. Inoltre, i dati di scatto sono costantemente aggiornati rispetto al cambiamento del tempo di posa, dell’esposizione, della sensibilità e degli altri parametri, in modo che l’occhio del fotografo non debba mai staccarsi dal mirino.
· In modalità mirino elettronico (EVF), il fotografo può visualizzare un’anteprima dello scatto o riprodurre quelli appena eseguiti con la riproduzione “attraverso il sensore” e una risoluzione di 1.440.000 di pixel.
Con un movimento della leva “one-touch”, l’utente può selezionare EVF o “anteprima” e confermare le impostazioni di esposizione, profondità di campo e bilanciamento dei bianchi. Una funzionalità davvero utile specialmente quando si scattano scene macro o altre situazioni in cui avere solo un mirino ottico sarebbe problematico.
2. Obbiettivo Fujinon 23mm F2 ad elevate prestazioni
· Obbiettivo 23mm (equivalente ad una fotocamera 135 – 35mm) F2. 8 elementi in 6 gruppi. Una lente asferica.
· L’adozione di una struttura di lenti fissa di minima lunghezza focale, non solo contribuisce ad una dimensione compatta, ma elimina anche il movimento telescopico dell’obbiettivo quando si accende la fotocamera. La fotocamera è pronta a scattare subito dopo l’accensione.
· Sfruttando i vantaggi della focale fissa, questo obbiettivo consente una nitida risoluzione di tutta l’immagine, dal centro ai bordi. Le caratteristiche dell’obbiettivo non solo comprendono l’elevata luminosità F2, ma anche un’architettura ottica che mantiene un’elevata risoluzione anche con 1 o 2 stop chiusi.
· L’adozione del diaframma con 9 lame, combinata con la luminosità F2 e l’elevata qualità dell’obbiettivo, consente agli utenti di scattare bellissime fotografie con il morbido effetto circolare “fuori fuoco” (bokeh).
· L’opportunità di scattare in modalità Macro fino a 10 cm. di distanza, consente agli utenti di esplorare il fascino della macrofotografia divertendosi.
· Il filtro ND integrato (equivalente a una riduzione di 3 stop), può essere attivato o disattivato semplicemente attraverso le impostazioni della fotocamera.
3. Sensore APS-C CMOS da 12,3 Megapixel e Processore EXR
· La FinePix X100 è dotata di sensore CMOS ad alte prestazioni, ottimizzato e rinnovato esclusivamente per questo modello di fotocamera.
· L’ottimizzazione dell’angolo di incidenza, unitamente all’obbiettivo, anch’esso di esclusiva realizzazione, migliorano la capacità di assorbimento della luce per tutto il perimetro del sensore per un’immagine più nitida di qualità eccezionale.
· Durante la ripresa di video HD, la combinazione del sensore di grandi dimensioni ed il luminoso obbiettivo F2, consente agli utenti riprese con un morbido effetto fuori fuoco (bokeh), una funzionalità solitamente non disponibile sulle compatte convenzionali.
· La combinazione ideale dell’ottica a lunghezza focale fissa, del sensore ad alta sensibilità (circa 10 volte la sensibilità di una normale fotocamera compatta*) e del processore di elevate prestazioni consente di scattare fotografie di altissima qualità sia con impostazioni di bassa e di alta sensibilità. La sensibilità ISO è impostata normalmente da 200 a 6400, ma può essere estesa con valori da 100 fino a 12800.
· Il processore EXR di nuova generazione porta l’elaborazione EXR ad un nuovo livello. Combinato con il sensore ad alta sensibilità, il processore EXR è in grado di ottenere la migliore risoluzione, sensibilità e gamma dinamica mai raggiunti da una fotocamera FinePix, per ottenere sempre i migliori risultati, in ogni scatto.
· Il sensore CMOS ad alta velocità di lettura e il migliorato sistema di elaborazione del processore EXR contribuiscono ad accelerare le prestazioni AF, mentre la combinazione del mirino ottico con il ridottissimo tempo di reazione dell’otturatore, migliorano il risultato di ogni scatto.
4. Design
· Design bellissimo, ispirato alle bellezze classiche e al fascino delle tradizionali macchine a pellicola.
· La copertura dei comandi sulla parte superiore e la base sono realizzate con pressofusione in lega di magnesio (metodo di fusione del metallo semi-solido), per un corpo macchina solido e resistente.
· Tutti i selettori e le ghiere sono in metallo zigrinato. L’adozione dei tradizionali selettori “manuali” consente all’utente di confermare le correnti impostazioni senza dover accendere la fotocamera.
· L’ergonomia del design offre il perfetto equilibrio tra la convenienza di una compatta e la semplicità d’impiego.
· I comandi della fotocamera sono stati accuratamente pensati per dare all’utente un rapido e facile accesso alle impostazioni del diaframma, del tempo di posa, della compensazione, ecc… consentendo la massima espressione creativa con il minimo sforzo, abilitando la visualizzazione delle impostazioni anche a fotocamera spenta. È possibile inoltre impostare modalità “one-touch” personalizzate per il cambiamento delle impostazioni.
· La qualità premium è riconoscibile in ogni dettaglio. La scocca della fotocamera è rifinita con pregiati accenti effetto pelle ed è un piacere da impugnare e utilizzare.
5. Funzionalità “Original Image Quality” migliorate
· Oltre all’originale modalità “Simulazione Pellicola” di Fujifilm, che conferisce alle immagini il riconoscibile effetto delle pellicole Velvia, PROVIA e ASTIA, la X100 estende la capacità dell’espressione fotografica con la modalità Monochrome, che può essere ulteriormente “raffinata” con la selezione dei filtri R/Ye/G (rosso/giallo/verde).
· La possibilità di selezionare diverse opzioni per le ombre e per i punti luce consente agli utenti di riprodurre le vivaci tonalità dei soggetti ad elevato contrasto.
· Catturare immagini nel formato RAW risulta semplice poiché è previsto un pulsante RAW posto sul retro della fotocamera. Durante la ricerca del successivo luogo da fotografare, gli utenti avranno la possibilità di utilizzare la funzionalità di sviluppo RAW, integrata nella fotocamera, per “sviluppare” i dati RAW direttamente “in-camera” e fruire dell’esclusiva “image creation” di Fujifilm che si adatta ai parametri di qualità impostati nella fotocamera.
6. Funzionalità stimolano il desiderio di catturare ogni istante
· La X100 offre agli utenti la possibilità di scegliere tra la messa a fuoco automatica EVF a 49 punti e la messa a fuoco automatica OVF a 25 punti, così come tra 5 diverse dimensioni di inquadratura in modalità EVF. Secondo le necessità, in ogni tipo di scena, la X100 offre una semplice “messa a fuoco ad hoc”.
· La ripresa di video HD consente agli utenti di catturare l’azione con una risoluzione dei dettagli da 720 punti. Come per gli scatti fotografici, l’utente può riprendere video con priorità di diaframma AE e ottenere un morbido effetto sfocato dello sfondo. Inoltre, la porta HDMI integrata, consente di collegare la X100 direttamente a qualsiasi TV ad alta definizione per riprodurre fotografie e video con la massima rapidità e semplicità.
· Grazie alla funzionalità Motion Panorama integrata, riprendere panorami a 180° e a 120° gradi è davvero semplice. Gli utenti potranno poi stampare i panorami in dettagliatissimi ingrandimenti in formato A3 e mostrare con orgoglio i risultati della fotografia panoramica di alta qualità.
· La X100 è dotata anche di 4 differenti opzioni di bracketing: AE, ISO, Dynamic Range e Film Simulation. Con un solo scatto dell’otturatore la macchina riprende 3 diverse immagini, in modo da non perdere mai l’attimo.
Questo nuovo gioiellino prodotto dalla FujiFilm sarà disponibile a breve ad un prezzo che si aggirerà attorno ai 1000€, una cifra sicuramente non alla portata di tutti ma che è in parte giustificata dalla qualità offerta dalla Finepix X100. La fotocamera è stata già recensita in modo molto dettagliato dal famoso sito dpreview.com con risultati molto positivi.
Cinque giorni di mostre, laboratori fotografici, video, musica, installazioni, reading, tavole rotonde e sfilate. E’ il ricco programma di “Pot show – Urban spring 2011“, una manifestazione ideata e diretta da Potpourri magazine e dal Fondo Internazionale per la Fotografia (FIOF), che si svolgerà dal 18 al 24 maggio 2011 a Palermo nel giardino delle Pomelie dell’antica Fonderia Oretea situata di fronte al porticciolo turistico della Cala.

di Diana Bagnoli
Pot show – Urban spring 2011 apre le porte mercoledì 18 maggio alle ore 18.00 con la mostra fotografica di “Naked in my house” di Diana Bagnoli, la video installazione “Dopplganger” di Mirella Catapano, l’esposizione di album fotografici dalla collezione 2012 di Album Epoca, i disegni estemporanei del collettivo spagnolo “Viralata”, la presentazione del progetto “Imagine Vucciria” e il concerto della band “Frequenze retrò”, protagonisti della prima giornata del Pot show – Urban spring 2011.
Giovedì 19 seguirà il brindisi alla performance ultimata del collettivo “Viralata”, i set fotografici estemporanei a cura del FIOF e il concerto della band “Venus in drops” a cura del CRT Sicilia.
Venerdì 20 l’appuntamento è con il reading di poesie a cura di Alessandro Savona e la sfilata a cura di Skip con le stiliste Giusy Vintage, Cool Lalla, Claudia La Grassa e Ginevra Crescimanno.
Sabato 21 si terranno workshop e incontri con i giovani protagonisti del progetto “Imagine Vucciria” e proseguiranno i set fotografici a cura del FIOF.
Domenica 22, invece, spazio ai bambini con i giochi di Jonatan proseguendo con la tavola rotonda “Un’immagine nuova del centro storico di Palermo”, la video proiezione dei noti fotografi Carlos Spotorno, Alfredo D’Amato e Micheal Ackerman a cura di Santo Di Miceli, le letture di poesie a cura di Rosanna Pirajno e Nicola Romano, concludendo con la sfilata delle stiliste Debora Viglia, Vincent Couture, Fabiola Catarinicchia ed Emanuela Graci.

Parteciperanno: Diana Bagnoli, Mirella Catapano, Claudio Brufola, Antonio Del Sesto, Album Epoca, Frequenze Retrò, Om, Venus in Drops, Viralata, Rosanna Pirajno, Alessandro Savona, Santo Di Miceli, Carlos Spotorno, Alfredo D’Amato, Micheal Ackerman, Giusy Vintage, Cool Lalla, Claudia La Grassa, Ginevra Crescimanno, ebora Viglia, Vincent Couture, Fabiola Catarinicchia, Emanuela Graci, Alessandra Salerno e Cristina Guarnuto.
Dal 18 al 24 maggio. Da Mercoledì 18 a domenica 22, durante tutte le ore di apertura, saranno visitabili le seguenti attività: mostra fotografica; video installazione; esposizione album fotografici; performance e installazione “Viralata”. Lunedì 23 e martedì 24 gli orari di apertura saranno dalle 16.00 alle 21.00.
Ingresso gratuito.
Da lunedì 16 Maggio a lunedì 23 Maggio 2011 presso la Libreria Garibaldi avrà luogo la mostra fotografica collettiva “IMMAGINARTE”.
Saranno esposte le opere dei fotografi seguenti:
ALIBRANDI EUGENIA, BALISTRERI ROSANNA, CANESTRO CLAUDIA, CARUSO VIVIANA, DU CHALIOT MARESCA DANAE, RAMETTA GIANVITO, RODOLICO FRANCESCO, SALES STEFANIA, TRUPIANO MARTINA, URSO FEDERICO, VERDEROSA MIRIAM
Libreria Garibaldi – Piazza Cattolica, angolo via Alessandro Paternostro (Pa).
L’ Esposizione, a cura di Emilia Valenza, presenta ventinove fotografie scattate nel 2004 a Calea Vacaresti nella periferia di Bucarest. Nel 1989, in romania, in seguito alla rivolta che portò alla caduta del regime comunista di Ceausescu, molte famiglie restarono senza casa. molti hanno trovato sistemazione nei sobborghi di Bucarest, abitando così le costruzioni familiari realizzate dal regime comunista. altri però non sono stati così fortunati. a Calea Vacaresti, nella periferia di Bucarest, quattro famiglie hanno realizzato le loro case nel bacino di un lago artificiale prosciugato. Sopravvivendo grazie alla vendita di metalli riciclati, hanno costruito le loro baracche con cartoni, plastica, mattoni e residui di immondizia. Ogni primavera la polizia viene per demolire le capanne, ma gli abitanti di Calea Vacaresti non hanno altri posti dove andare. Mai registrati alla nascita, non sono cittadini del loro stesso paese, e quindi sono esclusi dalle limitate strutture sociali del welfare della romania moderna. L’arrivo dell’inverno porta le temperature al di sotto dei 20 gradi. Con fogli di plastica che fanno da finestre, la temperatura dentro le baracche non è diversa da quella esterna. tutto sembra elemosinare calore. I cinque bambini che vivono lì non lasciano i capannoni per tutto l’inverno respirando i fumi provenienti dai frammenti di plastica dati in fiamme. Cocalari ci presenta uno strano mondo fatto di mezze misure, una mezza vita vissuta in un luogo dove c’è un rifugio, ma nessun calore; dove c’è possesso, ma nessuna abbondanza: un quartiere di Bucarest dove nessuno sarebbe dovuto andare.
Alfredo D’amato (Palermo, 1977) ha studiato Fotografia Documentaristica alla UWN di Newport. Attualmente vive a Palermo, Sicilia. Ha vinto il prestigioso observer Hodge Photographic award, primo premio studenti ed è stato insignito del one media first prize award per il fotogiornalismo. recentemente ha vinto il terzo premio alla competizione internazionale “UNICEf” Photo of the year, a Colonia.
www.alfredodamato.com
Mostra a cura di Emilia Valenza.
Visitabile fino al 28 maggio – Orari: 10.30-12.30/17.00-19.30 (chiuso la domenica).
Presso la Galleria X3 di Via Catania 35 (PA).

Di Santo Eduardo Di Miceli e Benedetto Tarantino.
La fotografia per la prima volta, per i due autori, entra in galleria a Palermo.
Si tratta di un progetto creato per la galleria Caffè Guerbois in occasione dell’anniversario della morte del giudice Giovanni Falcone di sua moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta.
Una riflessione sulla nostra città a partire da quell’evento drammatico che ci fa capire la nostra realtà senza finzioni e al contempo cerca di descrivere quelle realtà di memoria storiche collettive piene di speranze come il mercato della Vucciria e la sua storia e il festino di Santa Rosalia.
Conoscere la nostra memoria è fondamentale.
Un paese senza memoria è un paese senza futuro.
Palermo spesso ha dimenticato la sua memoria.
Queste immagini ci aiutano a riflettere tra la desolazione di spazi abbandonati a loro stessi e la speranza di tradizioni in una trasformazione positiva che possa generare un cambiamento per questa città e i suoi abitanti.
Interverranno all’inaugurazione:
- Alessandro Ammirata, Gallerista, Palermo
- Giovanbattista Tona, Magistrato, Caltanissetta
- Nunzio Reina, Presidente Confartigianato, Palermo
- Maurizio Carta, Assessore al Centro Storico, Palermo
- Salvo Ferlito, Critico d’Arte, Palermo
A conclusione seguirà una degustazione di prodotti tipici della cucina popolare siciliana.
Vernissage sabato 21 maggio alle ore 18.00. Le foto rimarranno esposte fino al 21 giugno.
Presso la Galleria Caffè Guerbois di Via Valdemone 35 (PA).
DA CAPACI A PALERMO
DESOLAZIONE E SPERANZA
La conoscenza della storia di queste città e dei loro luoghi comporta la conoscenza di ciò che è noto per comprendere ciò che è ignoto, ci permette quindi di esplorarli con la consapevolezza di chi sa che sta rappresentando in immagine lo specchio del mondo che è sempre la rivelazione della morte dell’uomo, non solo perché l’accoglienza, la comprensione, la trascrizione del dato ne indicano la presenza nel mondo ma, soprattutto, perché è la dinamica stessa di questa accoglienza, di questa comprensione, di questa trascrizione a chiedere ed imporre un cosciente e consapevole mettersi da parte, un sacrificio da parte del fotografo.
Così l’evidenza degli elementi in primo piano cerca di non invadere mai l’enigmatica ampiezza del campo visivo; e così fa in modo che lo sguardo si possa aprire lentamente alla percezione degli eventi che sono rappresentati il più delle volte lungo l’ultima profondità della scena, o addirittura sulla soglia dell’orizzonte.
Il tempo di movimento dello sguardo è il tempo del contemplare, reso possibile dalla rarefazione degli elementi significativi e dalla loro messa a distanza.
Questi luoghi della desolazione sono pieni di speranze perché pieni di contraddizioni e contrasti, sono spazi della discontinuità, sono terrain vague, luoghi ibridi, dove le regole sono altre, sono diverse, sono spesso a noi sconosciute.
Dalle situazioni in evoluzione e in contrasto nascono le migliori condizioni per il futuro.
Come dice Michel Foucault,
“(…) le cose essenziali da dire o sperimentare vanno individuate proprio in queste zone di discontinuità nei momenti storici di rottura, di emergenza e di cambiamento. Essi sono importanti perché dinamici.”
Così nella macchina rovesciata, dopo essere stata bruciata, è chiaro che l’abbandono di alcune zone della costa rende legittimo qualsiasi tipo di illecito, si tratta di una zona franca dove tutto accade veramente.
Questo controllo del territorio rende possibile la progettazione di una strage come quella di Capaci del 1992.
Contemporaneamente la perdita della memoria storica collettiva che è legata a questi luoghi rende invano il sacrificio di uomini come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e di tutti gli agenti delle loro scorte.
Così a Capaci l’unica testimonianza della strage del 23 maggio 1992 è stato per anni un guard-rail dipinto di rosso.
Poi un giorno all’improvviso è spuntato un monumento, una stele e poi piano piano di nuovo il deserto.
Così la fotografia ci permette di leggere, di descrivere questi luoghi e le persone che li abitano.
Ci costringe a vedere ciò che è reale, ci costringe a rivelare perché l’atto che fonda la fotografia è il riflettere:
“(…) ovvero lasciare traccia delle forme e delle figure esistenti nel mondo, rispecchiandole e descrivendole”.
La conoscenza che dona la fotografia è quindi frutto di un pensiero che passa attraverso l’atto dell’indicare e dell’enumerare.
Così si offre una semplice osservazione di queste città di mare e delle loro coste, dei loro mercati, degli aspetti simbolici e delle loro tradizioni popolari e nella semplicità dell’indicare e dell’enumerare si rivelano questi luoghi.
Il fotografo è solo un testimone del suo tempo, del tempo in cui vive.
Quando riesce a fermarlo, per un solo attimo, e a trasformarlo in un’immagine fotografica si delinea l’inizio di un possibile racconto.
Così nella Masculiata finale del festino di Santa Rosalia, nell’ultima fotografia, nei fuochi protesi verso il cielo, posti al margine sinistro dell’inquadratura, vi è chiaramente la forza di un’illusione che supera l’opera di abbandono della città anonima dove tutto è diventato simulacro.
Per concludere, i paesaggi delle nostre città sono così vituperati da renderli a
volte affascinanti come se la rovina potesse essere un plus valore simbolico.
Santo Eduardo Di Miceli, Benedetto Tarantino
“L’arte del movimento” è la collettiva che ci permette di comprendere come il nostro sistema visivo è particolarmente attratto dal movimento.
Sia nell’uomo sia negli animali questa sensibilità per il movimento è legata all’istinto di conservazione, in quanto permette di notare immediatamente un pericolo, un nemico o un cambiamento.
Da Bartolo Chichi – Art & Photo Gallery c’è la possibilità e l’ottimismo del cambiamento e dell’arte del movimento che ci altera e capovolge, sotto la legge inesorabile del tempo da una realtà monotona e costante ad una perpetuamente in movimento.
Spesso alla Sicilia e alla nostra terra è stata associata – per motivi che non stiamo qui ad elencare – alla sedentarietà, alla immobilità o alla capacità calma e statica dei suoi abitanti, con questa mostra vogliamo rendere l’idea contraria, ribaltando i pregiudizi e i vecchi tabù, mostrando l’altro lato della moneta, cioè l’infinita corsa della vita alla quale nessuno si può estromettere, in quanto umani e uomini di facoltà potenti ed eternamente diversi.
I nostri fotografi Giuseppe Caronna, Maria Luisa De Luca, Manuela Di Miceli, Viviana Gulino, Claudia Rubino ed Emilio Sabatucci hanno cercato di riprodurre in immagini statiche la sensazione di movimento o di energia, che chiameremo dinamismo.
L’intuizione fugace del movimento laddove in realtà non esiste, esattamente come avviene per la percezione del tutto illusoria della profondità in un’immagine bidimensionale è stato l’esercizio con il quale i fotografi si sono confrontati, riuscendo a creare istantanee di forte impatto ritmico, brioso e animato.
L’esperienza comune ci insegna che quando un’automobile in corsa entra nel nostro campo visivo, cattura immediatamente la nostra attenzione e lo fa con una forza che non è paragonabile per intensità alle caratteristiche formali o coloristiche degli ambienti che ci circondano, con questa premessa la collettiva ci offre la qualità del movimento dei mezzi di trasporto più disparati, mostrandoci il traffico, il passaggio, lo sviluppo e la circolazione degli spostamenti.
Con queste premesse mettiamo in circolo la facoltà di cogliere nello spazio tutte le oscillazioni, le movenze, le corse, gli slanci che nella vita di tutti i giorni incontriamo e con i quali ci leghiamo a tratti o per lunghi momenti con ingegno e fantasia.
Umberto Boccioni collega simultaneità e dinamismo, dichiarando che: “il dinamismo è la solidificazione dell’impressione senza amputare l’oggetto o isolarlo dal solo elemento che lo nutre: la vita, cioè il moto”.
Dal “Manifesto tecnico della pittura futurista” trovo: “tutto si muove, tutto scorre, tutto volge rapido. Una figura non è mai stabile davanti a noi, ma appare e scompare incessantemente. per la persistenza dell’immagine nella retina, le cose in movimento si moltiplicano, si deformano, susseguendosi, come vibrazioni, nello spazio che percorrono”.
A questo caro concetto dei futuristi leghiamo il celebre aforisma di Eraclito, “Panta Rei”, ovvero la capacità di riconoscerci parte dell’ambiente, che incessantemente si evolve e di come noi stessi non siamo mai identici ad ogni istante che scorre, cambiamo continuamente, mettendo in atto le teorie del divenire.
Tutto scorre.
di Maria Rita Chichi – www.mariaritachichi.com
La mostra sarà visitabile fino al 16 giugno dal lunedì al sabato dalle 9.45 alle 13 e dalle 16.30 alle 19.30.
Presso “Bartolo Chichi – Art & Photo Gallery” – Via Vann’Anto 16 (PA) – tel. 091 7828140.
Ingresso libero.
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