Orme Selvagge
Una spiaggia battuta dal vento d’autunno in Alaska, la tundra intorno, accesa nei suoi colori, immersa in un silenzio grandioso. Un orso bruno, enorme, immobile sulla sabbia, teso ad aspettare una preda che viene dal mare. Il tempo immobile da sempre sotto un cielo perennemente coperto di nubi.
Fotografare gli animali nel loro ambiente a volte regala sensazioni che sono difficili da descrivere a parole, ma che un’immagine ben realizzata può riuscire a trasmettere. Allora la fotografia naturalistica come ogni altro genere di fotografia non può sottrarsi al compito di essere arte perchè se arte è espressione di ciò che esiste fuori e dentro di noi sarebbe assurdo che proprio un mezzo così ricco di potenzialità non riuscisse a restituire emozioni ma si limitasse alla semplice riproduzione quasi meccanica di ciò che ci circonda.
Per chi scrive fotografare la natura e gli animali selvaggi è immergersi nel mondo senza l’uomo, un mondo in cui i nostri pensieri e le nostre convenzioni non contano assolutamente nulla e ci si ritrova disarmati faccia a faccia con un grande mistero: la vita, nella sua essenza. Fotografare, in fondo, è una scusa. Un pretesto per entrare in contatto con l’essenziale, per tuffarsi in una dimensione ove il tempo rallenta il suo fluire fino quasi a fermarsi e a costringerci a riflettere su noi stessi, sul nostro posto nel mondo come individui e come specie.
La fotografia naturalistica sta attraversando, in Italia, un momento difficile: le riviste di natura sono pressochè scomparse e la battaglia fra i professionisti per riuscire a pubblicare un numero di immagini sufficiente a sbarcare il lunario porta molti di essi a scattare fotografie in condizioni cosiddette “controllate”: ovvero in zoo, recinti e riserve faunistiche in cui gli animali non vivono in condizioni di libertà. Questa pratica, di per sè, non ha nulla di inaccettabile: inaccettabile però è il fatto che le didascalie di libri e riviste non indichino dove e come l’immagine è stata ripresa, generando nel lettore la falsa impressione che le fotografie che sta ammirando siano il frutto di un paziente appostamento ad un animale selvatico. Chi acquista una rivista di natura, infatti, generalmente non lo fa soltanto per vedere belle fotografie di animali: con la rivista acquista anche una finestra sul mondo naturale, una finestra che permette di osservare belle immagini, ma anche di imparare qualcosa su ciò che ci circonda e soprattutto di sognare, di provare un po’ di quelle sensazioni che la nostra vita di uomini moderni spesso ci nega, e certamente è molto deludente sapere che quelle fotografie che ci hanno entusiasmato sono state scattate liberando per qualche minuto un tasso dalla gabbia in cui vive, o in qualche triste recinto, per quanto grande e accogliente sia.
Orme selvagge è un sito dedicato alla fotografia naturalistica ed agli animali selvatici. Non ha nessuna pretesa di eccellenza, ma solo l’obiettivo, tenacemente perseguito, di presentare fotografie vere di animali liberi nel loro ambiente naturale per cercare di trasmettere sensazioni e suscitare emozioni, nella convinzione che la fotografia possa e debba emozionare senza essere costretta a stupire con effetti speciali, virtuosismi e tecnicismi esasperati. La galleria fotografica contiene centinaia di immagini, fra le quali rare foto di lupo appenninico ripreso nel suo ambiente naturale ottenute con la tecnica delle trappole fotografiche che gli autori hanno perfezionato nel corso di parecchi anni di attività e che considerano a tutti gli effetti una tecnica di fotografia naturalistica esattamente come le tecniche classiche della caccia fotografica vagante e al capanno, perfettamente in grado di restituire risultati di altissimo livello.
Fotografare il lupo allo stato selvatico nel suo ambiente naturale è un’attività che costa parecchio tempo e fatica ma che ripaga con grandissime soddisfazioni e soprattutto costringe il fotografo ad entrare nell’ambiente naturale come difficilmente accade con altri soggetti, obbliga a conoscere e ad imparare, insegna ed essere umili e ad avere pazienza. Certo, è più facile andare un paio di giorni al Bayerischer Wald a “fare” i lupi, come dice qualche fotografo abituato alla filosofia del “mordi e fuggi”, ma se la fotografia naturalistica vuole avere qualcosa da dire deve sforzarsi di non percorrere sempre la via più facile e di non svilire i suoi soggetti più interessanti. In fondo, è meglio una brutta foto ad un lupo selvatico, invisibile e inafferrabile o una bella immagine di un lupo ben pasciuto che ogni giorno, alle sei del mattino, si fa puntualmente trovare in un punto preciso di un’aurea faunistica, in mezzo ai fiori di campo?






Ho scoperto oggi questo blog tramite OKnotizie. Bellissimo. Complimenti
@piero1808
Grazie mille Piero, ne sono onorato!