Davide Ballardini è una persona che centra gli obiettivi che si prefigge. Dopo aver fatto benissimo a Cagliari lo scorso anno salvando una squadra dai più considerata già retrocessa, si sta ripetendo a Palermo e ieri la sua squadra ha vinto sul campo della Juventus.
Ecco cosa ne pensa della classifica attuale il tecnico dei miracoli: «Palermo da champions? Ancora è presto per dire dove possiamo arrivare. Il gruppo è buono, ci sono giocatori di qualità, aspettiamo qualche giornata. Poi sul duello tra tecnici d’alta classifica, ecco il suo pensiero sullo Special One: «Io l’opposto di Mourinho? A me non piace parlare molto, mi piace lavorare. La normalità? Ognuno deve essere quello che è. Lui ha grande competenza, furbizia e personalità».
Un altro paragone che viene rivolto a Ballardini è quello con Arrigo Sacchi, un suo maestro. «È una persona che stimo molto, ma ho detto altre volte gli obiettivi di gioco sono gli stessi ma il metodo di lavoro è diverso. Con Arrigo si facevano esercizi e si passava al gioco, io parto dal gioco e poi si passa al reparto e all’individuo. Tanti miei allenamenti partono sempre dal campo. Faccio parte di una scuola ricca, quella di Ravenna? Avere tante persone così capaci vicino a casa è importante. Io ho fatto tanti anni nel settore giovanile con le primavere di Cesena, Parma, Bologna, Milan, poi ho avuto la fortuna di viaggiare molto, Spagna e Inghilterra e ho visto gli altri lavorare e tutto questo mi è servito per quello che sto facendo adesso».
Poi una riflessione sul pallone che sta cambiando: «Il calcio moderno propone poco? Non bisogna mai dimenticare quello che è stato il passato, il calcio di adesso è diverso e sarà diverso di quello che vedremo tra 10 anni. Non bisogna dimenticare i Sacchi e i Capello. Dieci anni fa era più accentuato il discorso tattico, oggi si è trovata una via di mezzo, c’è una buona organizzazione e si devono avere tanti giocatori di qualità che devono essere sempre nel gioco sia in fase offensiva che difensiva».
Ballardini chiude parlando poi del problema dei giovani talenti italiani che spesso vengono sottovalutati dalle società e sono costretti ad emigrare altrove: «Io mi vanto e mi vanterei di allenare una squadra con tanti giocatori italiani – dice – il Palermo ne ha tanti. Avendo fatto il settore giovanile per anni so che ci sono tanti bravi giocatori italiani e faccio ancora fatica a capire perchè molti sono andati all’estero».
Via | La Stampa
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